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Quello che c'è da sapere su rischi infettivi, punture, vaccini

Roma, 12 giu. (askanews)
Viaggiare con consapevolezza è d’obbligo, soprattutto quando si tratta di bambini. Un viaggio, infatti, soprattutto in Paesi lontani, può presentare dei rischi per la salute dei più piccoli, se non si osservano alcune importanti norme di prevenzione. I bambini contraggono le stesse malattie degli adulti, ma in forma più grave, ciononostante circa la metà non viene sottoposto a una visita medica pre-partenza. Le malattie che vengono più comunemente contratte dai bambini durante un viaggio internazionale, sono: diarrea (28% dei casi), malattie dermatologiche (25%), malattie febbrili sistemiche, specialmente malaria, (23%), malattie respiratorie (11%) e malattie prevenibili da vaccino (2%), soprattutto infezione da Salmonella typhi e epatite A. In generale, i viaggiatori internazionali hanno registrato un aumento costante negli ultimi anni e secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo nel 2016 sono stati oltre 1 miliardo, di cui 18 milioni di italiani, con un 4% in più rispetto al 2015 e si stima che nel 2025 le cifre arriveranno a raddoppiare. Quanti sono i bambini viaggiatori nel mondo? La cifra si aggira intorno a 1,9 milioni, secondo una stima diffusa dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Ma chi è il bambino viaggiatore? Spesso sono bambini che arrivano in Italia con le loro famiglie da altri Paesi (migranti o rifugiati) o bambini e adolescenti che viaggiano da soli (adottati internazionalmente o in fuga dai loro Paesi di origine. Una categoria particolare sono i bambini nati in Italia che vanno in vacanza nei loro Paesi di origine, i cosiddetti VFR (visiting friends and relatives). Infine i bambini “turisti”, che viaggiano con le loro famiglie per diletto. Il bambino viaggiatore sarà uno dei temi al centro della prima giornata di lavori al 74° Congresso della Società Italiana di Pediatria, SIP che si apre il 12 giugno a Roma, con un focus della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) dedicato a tutti i bambini che viaggiano, in particolare i bambini turisti e i bambini figli di immigrati che tornano in visita nel loro Paese di origine (VFR). “Questi infatti, sono i bambini maggiormente a rischio di contrarre infezioni durante un viaggio: il rischio infettivo è sottovalutato da parte dei genitori e la cultura della profilassi limitata”, spiega la Presidente SITIP Luisa Galli. I bambini VFR viaggiano anche molto piccoli, sotto l’anno di età, con permanenze per periodi prolungati e verso destinazioni a maggior rischio di patologie importanti quali malaria, febbre gialla, tifo, soprattutto in Asia e Africa Sub Sahariana o diarrea del viaggiatore, soprattutto in Medio Oriente e Nord Africa. Solo il 30% di questi bambini viene sottoposto a una consulenza medica prima del viaggio, consulenza spesso ostacolata dalla barriera linguistica”, aggiunge Galli. “E’ importante essere bene informati sui possibili rischi a cui si può andare incontro prima, durante e dopo ogni viaggio, pianificando ogni dettaglio nel rispetto della salute e del benessere dei bambini e di tutta la famiglia”, afferma il Presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani. “E ricordare – aggiunge – che alcune malattie come la malaria possono manifestarsi anche a distanza di tempo, pertanto è opportuno indagare episodi febbrili che possono verificarsi al rientro se si è stati in Paesi ad alta endemia”.

Fonte: askanews.it

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I rimedi degli esperti per imparare a gestire l'ansia

Roma, 20 giu. (askanews)
La paura di volare colpisce sempre più persone per le cause più diverse: dal timore di perdere il controllo, all’angoscia di attentati terroristici. Così, i nuovi mezzi di trasporto prediletti sono treno, auto e nave. E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato da Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico), a cui hanno risposto 568 persone di ambosessi dai 25 ai 65 anni. Il 67% delle persone non ama infatti prendere l’aereo perché ha la sensazione di non avere il controllo del mezzo e, quindi, della situazione in generale. Il 77% teme un possibile attentato, e ciò incide fortemente sulla preferenza di un mezzo alternativo per spostarsi. Il 69% preferisce spostarsi in un luogo non troppo lontano dalla propria residenza e con mezzi alternativi come il treno (37%) o altri mezzi su strada (45%); solo in pochi amano prendere l’aereo per raggiungere le mete dei loro viaggi (17%). “In un mondo in cui tutto va veloce, compresi gli spostamenti, siano essi per vacanza o per lavoro, il mezzo di trasporto per elezione è ormai l’aereo perché permette lunghi spostamenti in breve tempo – spiega la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, direttore scientifico di Bioequilibrium e presidente di Eurodap, Associazione europea disturbi da attacchi di panico – per molti, però, l’esperienza del volo è spesso vissuta con uno stato emotivo terribile, notevole ansia, preoccupazione, paura, fino al vero e proprio panico. Sono dati allarmanti, quindi è necessario tentare di risolvere, o almeno imparare a gestire questa forte ansia, che conduce alla paura di volare”. Ecco allora alcuni consigli e rimedi pratici dello staff di Bioequilibrium che possono migliorare il viaggio ad alta quota: 1) Chiedere informazioni a bordo: a volte può succedere che a scatenare la paura siano interpretazioni erronee di normali avvenimenti collegati al volo, quindi informarsi potrebbe essere utile a diminuire l’ansia; 2) Evitare sostanze eccitanti: evitare accuratamente qualsiasi sostanza eccitante prima del volo. E’, infatti, noto che bevande come il caffè non sono d’aiuto nelle situazioni di stress o ansia. 3) Pensare ad altro: evitare di pensare ossessivamente al volo alimentando così l’ansia e la paura; 4) Imbarcarsi riposati: tentare di dormire in maniera regolare nei giorni precedenti alla partenza; infatti la mancanza di sonno potrebbe accentuare lo stato di alterazione fisiologica legata alla paura del volo; 5) Affidarsi al personale di bordo: nel caso in cui si è in aereo e si sente la paura salire, bisogna cercare di non lasciarsi prendere dal panico e rendere nota la situazione al personale di bordo. Stuart ed hostess, infatti, sono perfettamente addestrati ad intervenire e sapranno come aiutarvi. 6) Frequentare un corso: per chiunque fosse interessato a vivere in libertà e senza paura il consiglio è iscriversi al corso ‘Voliamo insieme’, promosso dallo staff di Bioequiliubrium (www.bioequilibrium.it).

Fonte: askanews.it

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L'esperto: bene mare e montagna ma no tuffi e attenzione a umidità

Roma, 12 giu. (askanews)
Estate alle porte e il mal di schiena che non da tregua. Ma per combatterlo non serve restare a casa rinunciando alle ferie: trascorrere alcuni giorni al mare o in montagna può essere addirittura un toccasana per la salute della colonna, basta adottare alcuni accorgimenti. Quindi, che ci si trovi sotto l’ombrellone o in località ad alta quota, sì alle passeggiate, in pianura o nell’acqua, e ad esercizi di stretching di allungamento. No all’umidità, agli sport sulla sabbia e alle scalate su pareti rocciose. “Mare e montagna vanno benissimo ma per chi soffre di mal di schiena o vuole prevenirlo è necessario seguire alcune raccomandazioni – spiega Pier Vittorio Nardi presidente del Cismer, Associazione di Chirurgia Italiana Spinale Mini-invasiva e Robotica e responsabile della Chirurgia Vertebrale dell’ospedale Cristo Re di Roma – . Il sole fa molto bene, irrobustisce le ossa, ma, in particolare per gli anziani, è deleteria l’umidità, quindi in luoghi estivi e balneari molto umidi l’invito è a coprirsi per evitare reumatismi o artrosi. Per il resto le passeggiate sono consigliate così come gli esercizi in acqua, alleata per chi soffre di mal di schiena”. E allora ecco i dieci consigli dell’esperto per trascorrere le vacanze estive all’insegna del benessere, osteggiando cervicali e dolori lombari: 1) Evitare l’umidità: mare e montagna vanno bene entrambi purché siano climi secchi e non umidi. Il clima secco è l’ideale, per cui evitare i condizionatori d’aria e sbalzi termici eccessivi tra ambienti raffreddati e aria aperta. 2) Sì alle passeggiate in montagna: in montagna vanno benissimo le passeggiate, possibilmente in percorsi pianeggianti, con uno zaino leggero, che contenga ad esempio solo il cambio e una bottiglietta d’acqua. Attenzione anche alle scarpe che devono essere le più adatte e comode possibile. 3) No alle scalate: evitare discese e salite molto ripide così come il sovraccarico dello zaino perché possono provocare danni alla schiena. Di sicuro è sbagliato intraprendere scalate sulle rocce. 4) Sì al nuoto: l’acqua fa bene alla schiena, quindi il consiglio è nuotare molto, in particolare fare molto dorso, pochissimo stile libero e niente rana. Nuotare a stile rana manda infatti in iperlordosi la colonna ed accentua le erniazioni. 5) No ai tuffi: niente salti in acqua dalle rocce. I tuffi sono dei microtraumi di colonna. 6) Sì alle camminate in acqua ma niente bagnasciuga: Bene camminare in pineta o sulla pista ciclabile ma anche in acqua se il terreno è piatto o uniforme. Evitare invece di passeggiare sul bagnasciuga in pendenza perché squilibra la colonna. Anche camminare sulla sabbia è molto faticoso e non rilassante per la schiena. 7) No alla corsa: La corsa sulla sabbia o sull’asfalto è da evitare: preferire le passeggiate. 8) Stretching e bicycle: in acqua, al mare o in piscina, buoni risultati si ottengono facendo dello stretching di allungamento e un po’ di bicicletta, comunque movimenti isometrici, uniformi. Meglio ancora camminare nell’acqua alta che porta a sviluppare una controresistenza e a muoversi in modo ottimale. In ogni caso non caricare mai troppo gli addominali a secco ed evitare sovraccarichi di pesi, dal trasporto di borse frigo pesanti al piantare in spiaggia l’ombrellone. 9) Sdraiati ma non troppo: rispetto alla sdraio è meglio il lettino, con un telo -cuscinetto di supporto per il lombare, per non avere la curva della sdraio. Non bisogna però passare molto tempo sdraiati, al massimo 30 minuti, poi muoversi e passeggiare. Evitare anche di stare anche troppo seduti. 10) No agli sport sulla sabbia: beach volley, i racchettoni, il lancio del freesby sono banditi se si soffre di dolori alla schiena.

Fonte: askanews.it

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L'alimentazione che aiuta a prepararci alla tintarella

Roma, 15 giu. (askanews)
Proteggere la pelle dai danni dei raggi Uv e preparala all’abbronzatura: la strategia comincia con una dieta ricca di frutta e verdura. Per la dieta pro abbronzatura, alleata della pelle e della tintarella, meglio puntare tutto sul colore, scegliendo dalla “tavolozza” la frutta e la verdura dalle cromie inconfondibili. L’alimentazione delle prossime settimane può infatti aiutare la pelle prima dei bagni di sole estivi e a recuperare la forma perduta. Gli alimenti possono aiutare a migliorare l’incarnato regalando un colorito dorato grazie al loro potere antiossidante, sono utili a difendere la pelle dall’azione dannosa dei raggi solari che aumentano la produzione di radicali liberi. Diventiamo “pittori del piatto” favorendo all’organismo alcune delle sostanze utili al benessere della pelle: carotenoidi, flavonoidi e vitamine. Con l’arrivo del caldo quasi tre italiani su quattro (74%) si espongono ai raggi solari per ottenere la sospirata abbronzatura. La tintarella è uno degli obiettivi più perseguiti da nord a sud dell’Italia, dal mare alla montagna, lungo i fiumi o in campagna, ma anche in città fra piscine, parchi e balconi. L’11% di chi si abbronza decide di farlo senza utilizzare alcuna protezione, anche se il consiglio degli esperti è di esporsi gradualmente al sole evitando le ore più calde soprattutto in caso di carnagione chiara. Ma anche l’alimentazione aiuta a “catturare” i raggi del sole e a difendere l’organismo dalle elevate temperature, dalle scottature e dagli stati di spossatezza. La dieta adeguata per un’abbronzatura sana e naturale si fonda sul consumo di cibi ricchi in Vitamina A che favoriscono la produzione nell’epidermide del pigmento melanina che protegge dalle bruciature e dona il classico colore scuro alla pelle. Sul podio del “cibo che abbronza” secondo la classifica salgono carote, radicchi e albicocche, ma sono d’aiuto anche insalate, cicoria, lattughe, meloni, peperoni, pomodori, fragole o ciliegie. Il primo posto è conquistato indiscutibilmente dalle carote che contengono Vitamina A. Al posto d’onore salgono gli spinaci, a pari merito il radicchio mentre al terzo si posizionano le albicocche seguite da cicoria, lattuga, melone e sedano, peperoni, pomodori, pesche gialle, cocomeri, fragole e ciliegie che presentano comunque contenuti elevati di vitamina A o caroteni.

Fonte: askanews.it

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Studio pilota internazionale CAPRII

Roma, 24 mag. (askanews)
Non esiste una dieta valida per tutti, perché ogni individuo reagisce, anche a uno stesso alimento, in maniera diversa.
Queste variazioni sono in parte determinate dalla risposta glicemica post prandiale individuale al singolo alimento e dall’attività del suo microbiota.

A dimostrarlo per la prima volta, è stato uno studio israeliano del Weizmann Institute of Science, in collaborazione con i laboratori di ricerca guidati da Eran Elinav and Eran Segal, pubblicato su Cell nel 2015, nel quale gli autori, attraverso la raccolta di parametri individuali quali il profilo glicemico, gli indici nutrizionali, il microbiota intestinale e il tipo di attività fisica, sono riusciti a monitorare gli effetti degli alimenti sull’organismo e, tramite un algoritmo, a formulare una dieta personalizzata. Con la loro analisi, gli scienziati israeliani hanno dimostrato come la dieta personalizzata sia capace di prevenire patologie non trasmissibili, quali il diabete mellito tipo 2 e l’obesità. Considerando che la prevalenza di queste malattie è in aumento tra la popolazione pediatrica, diventa pertanto auspicabile l’elaborazione di algoritmi per una dieta personalizzata anche per i bambini.

Nasce così lo studio CAPRII (Children Alimentary Personalized Research Italy Israel), il primo studio pilota internazionale condotto dal Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’Università di Napoli “Federico II”, insieme allo Schneider Children’s Medical Center e al Weizmann Institute of Science di Israele, con l’obiettivo di creare algoritmi utili a elaborare diete personalizzate nei bambini, ottenuti confrontando la Dieta Mediterranea con una dieta standard. “La dieta personalizzata – spiega Annamaria Staiano del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali, Sezione di Pediatria presso l’Università di Napoli “Federico II” e Vice Presidente SIP (Società Italiana di Pediatria), coautrice dello studio CAPRII – è un’intuizione speciale che dimostra come anche lo stesso alimento produca effetti diversi, in persone diverse. Gli effetti non dipendono solo dal cibo, ma anche dalla persona che lo assume.

Ognuno reagisce in modo differente e individuale allo stesso alimento: un cibo capace di generare una risposta salutare in alcuni individui può produrre in altri un effetto dannoso sul piano fisico e metabolico. Sulla base del profilo glicemico post-prandiale, di un minimo di indagini di laboratorio e sulla caratterizzazione del microbiota, è possibile oggi sviluppare algoritmi capaci di predire esattamente la risposta personale ad alimenti specifici, persino prima che vengano consumati. L’elemento ancora più importante è che questi algoritmi possono essere utilizzati per prevenire, con le diete personalizzate, la diffusione di malattie non trasmissibili, quali l’obesità e il diabete”.
 

(Fonte: askanews.it)

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Piazza di Siena ospita la XXI Giornata nazionale

TRAPIANTI 24 maggio 2018 - 16:55
Crescono donazioni e trapianti in Italia, mai così bene in 10 anniPiazza di Siena ospita la XXI Giornata nazionaleCrescono donazioni e trapianti in Italia, mai così bene in 10 anniRoma, 24 mag. (askanews) – E’ con numeri di donazioni e trapianti di organi mai raggiunti negli ultimi dieci anni che a Piazza di Siena a Roma nell’ambito del Concorso Ippico Internazionale, domenica prossima si celebra la XXI Giornata Giornata Nazionale per la Donazione e il Trapianto di Organi e Tessuti.

Promossa dal Ministero della Salute e dal Centro Nazionale Trapianti, in collaborazione con le associazioni di settore. Il Concorso Ippico Internazionale – Piazza di Siena 2018 (24-27 maggio) è uno degli eventi sportivi di eccellenza che il CONI organizza per promuovere, insieme alla Federazione Italiana Sport Equestri, la qualità tecnica degli atleti e per restituire alla città un momento di forte condivisione con il mondo dello sport. In una rinnovata Villa Borghese, l’evento sportivo dedica uno spazio ai bambini delle scuole primarie che potranno partecipare al “Battesimo della Sella”, un percorso didattico inserito nella Pony City, antistante al Tempio di Diana. In questo contesto si inserisce la collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti per la Campagna nazionale di comunicazione “Diamo il meglio di noi” di cui FISE è partner storico.

Ogni bambino riceverà un coloratissimo braccialetto con il logo della campagna che gli permetterà di accedere all’area pony. Inoltre, per tutte le classi delle scuole elementari di Roma che parteciperanno al “Battesimo della Sella” sarà disponibile il kit Salvo e Gaia – Un regalo che vale una vita, un prodotto del Ministero della Salute e del Centro nazionale trapianti pensato per sensibilizzare i più piccoli al tema del dono. Il report annuale dei dati 2017 su donazione e trapianto in Italia registra un aumento netto su tutti i fronti, un record mai raggiunto nel settore dei trapianti negli ultimi dieci anni. Cresce il numero delle donazioni e dei trapianti di organi, tessuti e cellule e a beneficiare di questo trend positivo sono i pazienti in lista di attesa che, per il secondo anno consecutivo, registrano un calo. Secondo i dati del Centro Nazionale Trapianti consolidati al 31 dicembre 2017, ci sono stati 1.763 donatori (sia deceduti che viventi) l’+11% in più rispetto all’anno precedente che conferma il trend in ascesa negli ultimi 5 anni, riconducibile alla riorganizzazione della Rete Nazionale Trapianti. Aumentano nel 2017 anche gli accertamenti di morte eseguiti (45,1 per milione di popolazione rispetto ai 40.8 del 2016) e il numero di donatori utilizzati (1437 contro i 1298 del 2016).

Su questo scenario positivo influisce anche il dato sulle opposizioni alla donazione, pari nel 2017 al 28.7% contro il 32.8% dell’anno precedente (-4.1 punti percentuali). Un quadro complessivo molto positivo per il numero dei trapianti che nel 2017 ha segnato il +6% rispetto all’anno 2016 con 3921 interventi totali (organi prelevati da donatore deceduto e vivente). Al 31/12/2017 i pazienti in lista sono stati 8743 mentre al 31 dicembre dell’anno precedente erano 9026.

(Fonte: askanews.it)

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Studio intenso porta ad accumulare stress e ansia

Roma, 22 mag. (askanews)
nsia, palpitazioni, insonnia, tachicardia. Parte il conto alla rovescia per l’esame di maturità e insieme sale la paura di non essere all’altezza della prova. Lo studio intenso può portare infatti ad accumulare stress e alla vigilia degli scritti e dell’orale è possibile incappare in vere e proprie crisi d’ansia, con conseguenti vuoti di memoria, incubi notturni e disturbi fisici ed emotivi.

Come fare allora per affrontare il rush finale liberi da ansie e timori? “Ognuno di noi gestisce gli esami in modo diverso, ma per qualcuno l’ansia è talmente forte da diventare opprimente – spiega la psicoterapeuta Paola Vinciguerra, direttore scientifico di Bioequilibrium e presidente di Eurodap, Associazione Europea Disturbi da Attacchi di Panico – poiché è proprio questo il periodo in cui si avvicina l’esame di maturità e ha inizio la sessione estiva per gli universitari, Bioequilibrium ha pensato di lanciare un’iniziativa gratuita per evitare il panico da esame: non ricordare nulla di quanto studiato, sentire il battito cardiaco aumentare a dismisura o mancare l’aria, sono sensazioni tipiche di chi sta per affrontare una prova importante”.

Ecco perché lo staff di Bioequilibrium, il centro nato per aiutare le persone ad abbassare i propri livelli di stress, il 31 maggio, propone un corso di 2 ore per vincere l’ansia da prestazione. Il corso, aperto a maturandi e chiunque si trovi in questo periodo a dover sostenere un esame, è gratuito. Ad una breve parte teorica, in cui verrà spiegata cos’è l’ansia e cosa succede nel nostro cervello quando sale l’adrenalina, seguirà una parte pratica, in cui verranno svolti degli esercizi di respirazione e di rilassamento. A conclusione del corso verranno fornite delle risorse che trovano il loro fondamento nel metodo E.M.D.R. “L’ansia è una risposta compiuta dal nostro organismo in vista di un evento futuro valutato soggettivamente come minaccioso – prosegue l’esperta – tale percezione di minaccia è accompagnata molto spesso da sintomi cognitivi, fisici, emotivi e comportamentali. Possiamo avere agitazione, tremori, tachicardie, nausea, vertigini come segni diretti di un’ansia che cresce in maniera direttamente proporzionale alla vicinanza, alla difficoltà e all’importanza attribuita all’evento.

Pensieri di tipo catastrofico, come ‘Non passerò la prova!’, ‘Farò una pessima figura!’, ‘Mi considereranno un fallito!'”. “A tutto però c’è un rimedio – conclude l’esperta – Grazie a esercizi di respirazione profonda da ripetere nel corso della giornata, ed evitando magari di pensare continuamente a scenari catastrofici è possibile gestire l’ansia e arrivare all’esame in equilibrio”. Per informazioni e prenotazioni scrivere a info@bioequilibrium.it o chiamare il numero 06.64824008 dal martedì al venerdì dalle 10 alle 18.

(Fonte: askanews.it)

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L'aritmia più diffusa in occidente: Rischi spesso sottovalutati

Roma, 22 mag. (askanews)
La fibrillazione atriale, l’aritmia più diffusa in occidente, colpisce circa un milione di italiani ed i numeri aumentano fino al 4% dell’intera popolazione con età superiore ai 65 anni, con rischi sempre più frequenti di incorrere in ictus cardioembolico. La connessione tra fibrillazione atriale e ictus tromboembolico è spesso sottovalutata, ma costituisce un rischio da 4 a 9 volte maggiore per i pazienti affetti da fibrillazione atriale.

Nel 20% dei casi, l’ictus, si rivela fatale, mentre nel 60% dei casi è causa di disabilità. Gli oltre 60.000 nuovi casi l’anno hanno destato preoccupazione e attenzione nella comunità scientifica e lo studio di nuove strade terapeutiche e preventive ha portato alla sperimentazione di nuovi farmaci anticoagulanti e di dispositivi medici all’avanguardia. Dunque, incoraggiare la prevenzione e la diagnosi precoce della fibrillazione atriale e sostenere la realizzazione di percorsi terapeutici e di pratiche sanitarie ottimali, sono gli obiettivi dell’ Associazione Giuseppe Dossetti: i Valori – Tutela e Sviluppo dei Diritti Onlus, http://www.dossetti.it/. Se ne è discusso questa mattina al convegno “Il cuore «matto» di un milione di anziani over 65” presso la Camera dei Deputati.

Così, l’Associazione Dossetti si impegna a ripresentare, nel corso della corrente legislatura, la Proposta di Legge, per cui si batte da Marzo 2015, «Disposizioni in materia di malattie cardio-cerebrovascolari e per la prevenzione e la cura dell’ictus cerebrale ischemico» al fine di garantire la diminuzione di casi individuali e ridurre le complicanze dell’aritmia nel lungo periodo.

(Fonte: askanews.it)

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Il mood food con virtù terapeutiche

Roma, 16 apr. (askanews) – Malinconia, spossatezza, apatia e cattivo umore. Prerogative del cambio di stagione ma anche di quelle brutte giornate in cui poche ore di luce, freddo e intemperie contribuiscono a rabbuiare il sorriso. Per dare scacco allo stress, arriva il “mood food”, il cibo dell’umore. Perché l’umore è anche una questione di chimica e si può veicolare a tavola, con gli alimenti del sorriso. Ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto aiuta a mantenere in salute non solo il corpo, ma anche la mente. E le virtù terapeutiche e nutritive di alcuni cibi aiutano a scatenare l’ormone della felicità.

La serotonina, le endorfine e la dopamina, gli ormoni della felicità, svolgono un ruolo molto importante per l’umore e le emozioni, come sostengono numerose ricerche scientifiche. Si tratta di neurotrasmettitori chimici che veicolano le informazioni fra i neuroni, attraverso la trasmissione sinaptica, stimolando la sensazione di piacere, serenità, motivazione e ricompensa. La serotonina viene sintetizzata a partire da un amminoacido essenziale, il triptofano, dal quale dipende anche la produzione di un altro importante ormone, la melatonina, che regola i ritmi sonno-veglia. La dopamina è sintetizzata grazie ad altri due amminoacidi, la tirosina e la fenilalanina: quest’ultima non viene prodotta dal nostro organismo e va perciò assunta dall’esterno (alimenti ricchi sono: il frumento, i ceci, i fagioli, le fave, le lenticchie, il formaggio, ecc.).

“Esiste una stretta relazione tra cibo e umore, e determinati alimenti hanno un forte potere riequilibrante – commenta Michelangelo Giampietro, medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e in Medicina dello Sport e docente di “Alimentazione, nutrizione e idratazione” presso la Scuola dello Sport CONI Roma – I cibi giusti sono quelli ricchi di specifici micronutrienti (cioè presenti in piccole quantità) come le vitamine del gruppo B (soprattutto B12, considerata la vitamina dell’energia), la vitamina C, gli acidi grassi omega 3 e il triptofano (un amminoacido presente nella maggior parte delle proteine che assumiamo con gli alimenti) che migliorano umore, concentrazione e memoria. Il triptofano ha un effetto positivo sullo stress, perché, in presenza di vitamine del gruppo B, di carboidrati e di ferro, aumenta la produzione della serotonina.

Ricca di proteine e triptofano, vitamine del gruppo B e sali minerali, la Bresaola della Valtellina IGP è anche povera di grassi (2 g per 100 g di prodotto). Nella “dieta del buonumore” perché non includere, quindi, il salume tipico valtellinese? “La bresaola della Valtellina IGP, rispetto a molte altre carni trasformate e lavorate, è una buona fonte di triptofano (336.2 mg/100 g di prodotto, di cui 15 mg liberi), l’amminoacido che insieme ai carboidrati favorisce la produzione di serotonina. Per ottenerne quantità elevate e aumentare così la produzione di serotonina, è consigliabile realizzare combinazioni gustose tra alimenti che contengono questo amminoacido essenziale, come ad esempio pane con la Bresaola della Valtellina IGP e scaglie di parmigiano, oppure riso con gamberi, pasta e ceci, yogurt/latte con cereali”, continua Giampietro.

La Bresaola della Valtellina IGP è ricca sia di proteine ad alto valore biologico (33,1% contro il 29,3% del prosciutto crudo sgrassato e disossato, il 19,8% del prosciutto cotto e il 19% della fesa di tacchino) sia di amminoacidi essenziali e vitamine (B1 o Tiamina, B6 e soprattutto B12), tanto che una porzione da 50 grammi è in grado di coprirne il 25% del fabbisogno giornaliero della popolazione adulta per la Vitamina B6 e il 18% per la Vitamina B12. La Bresaola è ben “fornita” anche di Sali minerali preziosi per la salute dell’organismo, soprattutto zinco, ferro e selenio, che grazie alle loro proprietà nutrizionali concorrono al buon funzionamento anche del sistema immunitario. E’ importante sottolineare, inoltre, che la Bresaola della Valtellina IGP, al pari di chiunque altro alimento, va sempre inserita nell’ambito di abitudini alimentari ben equilibrate, con una scelta quanto più ampia possibile di alimenti, privilegiando il consumo di prodotti di stagione. Per le sue caratteristiche nutrizionali e per la piacevolezza al gusto, la Bresaola può essere considerata “un alimento gradevole e sicuro che rappresenta, a buon diritto, un’alternativa valida ed efficace anche nei momenti di stanchezza, di umore negativo e di maggiore impegno”.

Fonte: askanews.it

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